The Walking Dead: riassunto undicesima puntata “La sentenza” trasmessa il 5 marzo su Fox
marzo 7, 2012
"La sentenza" è l'undicesima puntata della serie The Walking Dead, nella quale si discute la sorte del giovane Randall, creando forti contrasti nel gruppo, ma l'unico che mostra un atteggiamento ancora "umano" è il vecchio Dale, che si oppone con tutte le sue forze.
Guardando l’ultima puntata “La sentenza” di The Walking Dead, andata in onda lunedì sera su Fox, mi rendo conto che la serie prodotta da Darabont e Mazzara non può essere considerata una semplice zombie-series, visto i temi trattati, e soprattutto la questione morale diventa un pilastro fondamentale. L’episodio si concentra sulla sorte di Randall: oggetto di tanta discussione nel gruppo, prima salvato e poi condannato a morte. L’unico che sembra opporsi a tale ingiustizia è Dale, il quale lotta con tutte le sue forze per cercare di fare rimanere “umani” i suoi compagni, in una realtà che di umano c’è davvero poco. Dale appare come l’ultimo bagliore in questa terra arida, dove ormai non si combatte solo una lotta tra zombie e umani, ma persino umani contro umani. Non è facile criticare gli atteggiamenti dei personaggi, compreso quello di Shane, che è alla ricerca infinita del potere, dell’autoaffermazione, non è un uomo perfetto ma comunque era un poliziotto al servizio della società. I bisogni dei personaggi finiscono per annientare l’unico beneficio del gruppo, ovvero la forza di rimanere uniti, ma come dice Daryl: “il gruppo non c’è più”. Ognuno ha differenti priorità, creando così rivalità, insidie e menzogne che compromettono la fiducia, la quale è alla base di ogni rapporto umano. Il destino del giovane Randall sembra ormai segnato: lo stesso leader del gruppo Rick , dopo aver avuto la resa dei conti con Shane, è convinto che uccidere un uomo, in una circostanza come questa, può essere ammissibile. Un altro personaggio ad aver un ruolo preciso in questa puntata è il piccolo Carl: da una parte salva Randall, dall’altra condanna a morte il vecchio Dale. Non si può pretendere molto da un bambino di undici anni, che sceglie, dopo aver avuto un incontro ravvicinato con un morto vivente, di non dire nulla agli adulti, per paura della loro reazione, ma di conseguenza, questa scelta, prefigge il destino del povero Dale. Come poteva saperlo il piccolo Carl, se neanche gli adulti che lo circondano possono rappresentare un punto di riferimento, un modello da seguire? Una cosa è certa: la morte di Dale rappresenta un colpo di scena, sinceramente, inaspettato, un grosso macigno, in questo clima emotivamente inquieto. Il messaggio in questa puntata è chiaro: i superstiti non possono trasformarsi in giudici, alla Ponzio Pilato, e decidere quello che è giusto o sbagliato, al massimo devono capire cosa sia proficuo alla loro sopravvivenza. Il finale di stagione sta per avvicinarsi, chissà quale altro colpo di scena ci sorprenderà nelle ultime puntate di questa stagione per poi aprire un nuovo capitolo, tanto atteso dai più dediti spettatori della serie televisiva.